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Naufrage à Lampedusa : "C'est un drame immense qui se joue dans l'indifférence"    (  “Le Monde”  4/10/2013)

 

Jean-Léonard Touadi est ancien député du Parti Démocrate italien, battu lors des dernières législatives. Il a également été maire adjoint de Rome. Il est spécialiste des questions migratoires au sein de son parti et conseiller au ministère des affaires etrangères. Les questions d'immigration le touchent de près puisqu'il est lui même originaire de la République du Congo (Congo-Brazza). Jean-Léonard Touadi s'est installé s'est installé en Italie en 1978.

Cette dernière tragédie au large de Lampedusa ne vous étonne pas ?

Elle ne m'étonne pas du tout. Pour décrire cette situation, on peut reprendre le titre d'un célébre film italien "chronique d'une mort annoncée". L'ampleur de cet accident nous bouleverse mais la Méditerranée, comme un dragon méchant, engloutie chaque jour, chaque nuit, des candidats à l'émigration. C'est un drame quasiment sans statistique. Il y a un jeune journaliste italien qui a tenté d'en dresser dans son blog, Fortress Europe, et d'après ses estimations, depuis 1988, environ 20 000 personnes ont péri en tentant de traverser la Méditarranée. Il s'agit donc d'un drame immense qui se joue dans l'indifférence générale aux portes de l'Europe alors que le Méditerranée est devenue un gigantesque cimetière à ciel ouvert.

Le pape François a effectué sa première visite pastorale à Lampedusa. Il a parlé ici de la globalisation de l'indifférence. Ces morts nous interpellent au plus profond des ressorts ethiques, économiques, géopolitiques et culturels de nos sociétés. Il y a une sorte de gigantesque refoulement. On ferme les yeux sur ce drame car les ouvrir signifierait qu'il faut s'interroger sur nos responsabilités par rapport au modèle économique, aux échanges inégaux entre nos sociétés et ces pays, à une globalisation de l'injustice qui n'a pas suivi la globalisation des flux financiers et des marchés.

Les drames se succèdent mais le flot de réfugiés ne tarit pas. Pourquoi ?

Les destins personnels de ces jeunes, car ce sont souvent de très jeunes personnes, notamment des femmes et des enfants, tracent la géographie des instabilités autours de la Méditerranée. Ils tracent la géographie des conflits dans la Corne de l'Afrique comme en Somalie ou en Erythrée, des guerres identitaires qui se jouent au Mali, au Niger ou au Nigeria. Plus récemment, les flux qui nous arrivent par la Turquie nous parlent du drame syrien. Le flux ne tarit pas parce que les facteurs d'expulsion que sont les instabilités politiques, les conflits et la grande guerre de la pauvreté se sont aggravés.

 

Lampedusa le drame des immigrés

 

Lampedusa, i morti recuperati sono 111
sospese per il mare le ricerche dei dispersi

LAMPEDUSA - Sono riprese all'alba e sono state interrotte per le condizioni del mare le ricerche dei dispersi del tragico sbarco di ieri a Lampedusa. Mezzi e squadre di sommozzatori sono al lavoro nel punto in cui il barcone è naufragato, a mezzo miglio dall'Isola dei conigli. Un centinaio i morti che dovrebbero trovarsi sotto lo scafo. Si ridimensiona momentaneamente il bilancio delle vittime recuperate, non 127 come riferito ieri dalla polizia, ma 111, spiega la guardia costiera, tra cui 4 bambini e 49 donne. Oggi, nel giorno del lutto nazionale, attesa nel pomeriggio il presidente della Camera Laura Boldrini.

Change.org lancia la petizione per chiedere ai sindaci italiani di dare "degna sepoltura" alle vittime del naufragio dell'isola dei Conigli.  Tra i promotori, il poeta ed editore Arnoldo Mosca Mondadori e Pietro Veronese, giornalista di Repubblica, che hanno fatto proprio il drammatico appello di Giusi Nicolini, Sindaco di Lampedusa: "non sappiamo più dove mettere i morti e i vivi".

Le immersioni dei sommozzatori sono state interrotte perché le condizioni del mare non permettono al momento di proseguire con le ricerche. Le motovedette con i sommozzatori a bordo restano comunque nella zona del naufragio affinché, non appena le condizioni lo permetteranno, si possano riprendere le immersioni. Il relitto si trova a 47 metri, al limite della capacità operativa dei sommozzatori, che a quella profondità possono restare immersi solo pochi minuti senza rischiare l'intossicazione da azoto.

La tragedia inimmaginabile fino a pochi secondi prima ieri è divampata in un lampo, come il fuoco che ha avvolto subito il ponte del barcone da dove centinaia di somali ed eritrei guardavano la costa vicinissima dell'isola, immaginando già di toccare terra. I migranti volevano segnalare la propria posizione incendiando una coperta ma le fiamme si sono propagate subito sul ponte dove c'erano almeno 300, forse 500 persone. Ed è stato subito l'inferno che ha scatenato la più grande tragedia dell'immigrazione, almeno per numero di vittime recuperate. Le persone salvate sono 155, tra cui sei donne e due bambini. Due donne incinte sono state trasportate a Palermo. Tre migranti, invece, sono stati ricoverati al poliambulatorio di Lampedusa. "Viene la parola vergogna: è una vergogna! Uniamo i nostri sforzi perché non si ripetano simili tragedie", ha detto papa Francesco. Per il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ''Bisogna reagire e agire. Non ci sono termini abbastanza forti per indicare anche il nostro sentimento di fronte a questa tragedia''. Gli investigatori hanno già fermato uno dei presunti responsabili di questa tragedia, un tunisino di 35 anni indicato come lo scafista del barcone della morte, che deve rispondere di omicidio plurimo e favoreggiamento.  (La Repubblica 4/10/2013)

Vicenza, ragazzino disabile picchiato e umiliato dalle maestre

 

 

 

Nelle immagini delle telecamere dei carabinieri appare Michele, un ragazzino autistico che per almeno 6 mesi ha subito gli insulti e le botte da parte delle sue docenti, ora agli arresti domiciliari. La storia di violenze arriva da una scuola del Vicentino.


L’ennesima storia di violenze compiuta in una scuola ai danni dei più piccoli e indifesi arriva dalla provincia di Vicenza e vede come vittima un ragazzino autistico. È una storia di botte, insulti e minacce da parte di alcune maestre nei confronti del disabile che, invece, avrebbero dovuto aiutare. Le immagini pubblicate dal Corriere del Veneto mostrano, infatti, chiaramente il “metodo” di insegnamento delle docenti. Il ragazzino che si vede nel video è Michele, ha 15 anni e soffre di autismo. Per almeno sei mesi Michele ha subito insulti, botte e umiliazioni dalle sue maestre a scuola. Lo scorso aprile il ragazzino si è liberato dal suo incubo quando i carabinieri hanno arrestato due docenti, M.P.P. di 59 anni e O.M. di 55. Le manette sono scattate dopo che i militari hanno ripreso, con una telecamera nascosta, quanto accadeva nella classe con Michele. Nelle immagini si vede il ragazzino seduto a una scrivania, scarabocchia su un quaderno, non parla, non reagisce alle urla dell’insegnante. Non reagisce nemmeno quando la docente lo strattona. Resta sempre in silenzio, è probabilmente terrorizzato.

Le docenti arrestate hanno versato ciascuna 10mila euro di risarcimento - Le docenti lo minacciano, lo insultano, dicono di colpirlo con “un calcio in culo”. Il Corriere del Veneto ricostruisce che il terzo giorno di riprese nascoste dei carabinieri è stato “fortunato” per Michele: nella stanza passavano molte persone per cui – hanno sottolineato gli inquirenti – l’indagata non ha potuto esprimersi liberamente. E così in quel giorno ci sono state “solo” delle minacce per lui. Nel quarto giorno di riprese il ragazzino si fa i bisogni addosso, una delle docenti inizia a urlare, lo chiama “animale”, lo minaccia, gli urla contro. Pulisce il volto del ragazzo con un detergente per mobili. Michele viene colpito più volte. Ma poi, finalmente, l’incubo per il ragazzino vicentino finisce: entrano in classe i carabinieri e le due docenti vengono arrestate. Entrambe hanno già ottenuto gli arresti domiciliari dopo aver versato ciascuna 10mila euro di risarcimento. Una delle due si sarebbe giustificata dicendo che era molto stressata. Il pm ha chiesto il giudizio immediato.

www.fanpage.it

 

Femminicidio

 

 

 


Femminicidio: un patto tra le donne per fermare la mattanza

Ilaria, Alessandra, Chiara, Maria, Letizia. Fino a Fabiana, la sedicenne di Corigliano Calabro uccisa dal suo fidanzato in maniera atroce, accoltellata e poi bruciata viva. Sono solo alcuni dei nomi dellequasi quaranta donne uccise “in quanto donne” dall’inizio dell’anno. È una Spoon River tanto quotidiana quanto provvisoria, un lungo elenco di donne violate e private della loro vita. La violenza di genere è tra le peggiori vergogne della nostra società e un attacco continuo al sistema di valori su cui si fonda. Eticamente, politicamente ed economicamente non è più accettabile che questi fenomeni siano combattuti solo a parole. Serve una politica attiva contro le discriminazioni con campagne che partano dalla scuola.

Ma oggi, di fronte alla mattanza, occorrono subito gesti concreti e questi gesti devono partire da noi. Per questo ho salutato con enorme soddisfazione il passaggio alla Camera della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne. Nella speranza che l’approvazione definitiva da parte del Senato avvenga quanto prima e che siano poi messi in campo strumenti per la prevenzione e la repressione di questo fenomeno. A cominciare dagli episodi – la maggior parte – che avvengono tra le mura domestiche: “la violenza sulle donne non ha confini… e spesso ha le chiavi di casa”.

In questo senso occorre rompere il silenzio delle vittime, incentivare la denuncia delle violenze, lavorare sulla prevenzione, oggi gravemente trascurata, che va attuata con misure adeguate, dalla comunicazione ai servizi. Vanno inoltre garantiti interventi incisivi di tutela tramite la repressione dello stalking e degli autori di violenza da parte degli organi di polizia e della magistratura. Il supporto alle vittime deve essere il più ampio e duraturo possibile, anche mediante l’incremento su tutto il territorio nazionale dei centri anti-violenza e delle case rifugio, oggi in numero decisamente inferiore rispetto alle indicazione che provengono dall’Unione Europea. Ma assieme alla prevenzione bisogna intervenire con misure di repressione. In Italia sono tantissime le donne vittime di violenze fisiche e psicologiche e troppo spesso i loro aguzzini restano impuniti. Se la certezza della pena, in un Paese dove manca la certezza del diritto, è un miraggio, serve rafforzare la legislazione esistente. Le risorse per la prevenzione e la repressione si devono trovare.

Oltre a questo bisogna continuare in maniera incessante l’opera di sensibilizzazione culturale attraverso le iniziative sul territorio. Ad esempio, il 1° giugno si terrà a Ostia la manifestazione “Mai più”, contro la violenza sulle donne, organizzata dall’associazione Punto D, promotrice del flash mob “Un fiore per Michela e le altre” del 21 aprile scorso e dalla rete di donne del territorio. Da Ostia, che è un luogo simbolo, è partita una mobilitazione che intende estendersi a tutte le città romane in una vera e propria staffetta. Un testimone che deve essere raccolto in primo luogo dalle donne in politica, che mai come in questo caso possono stringere un patto contro la violenza di genere e il femminicidio.

Il fatto quotidiano – 30 maggio 2013

 

 

 

 

Convenzione di Istanbul, sì della Camera all’accordo contro la violenza sulle donne

L'Aula di Montecitorio ha approvato con 545 "si" la ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne. Molti deputati chiedono però che si faccia un ulteriore passo e che sia approvata presto "una legge sul femminicidio"

“E’ motivo di grande soddisfazione il voto con il quale la Camera dei deputati ha approvato la ratifica della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne”. Ad annunciare l’esito positivo della votazione è la presidente della Camera Laura Boldrini. Con 545 voti su 545 l’aula di Montecitorio ha infatti dato il via libera, all’unanimità, alla ratifica della Convenzione di Istanbul.

BOLDRINI: “ASSEMBLEA MOLTO PARTECIPATA” - Il risultato della votazione, con cui l’Italia diventa il quinto Paese ad aver ratificato il provvedimento dopo Albania, Montenegro,Repubblica Ceca e Turchia è stato accolto da un lungo applauso. “E’ stato un voto unanime espresso da un’assemblea molto partecipata – prosegue Laura Boldrini – Un segnale di sensibilità dell’Istituzione, tanto più importante perché arriva nelle ore in cui, in Calabria, viene dato l’addio all’ennesima vittima della ferocia maschile, Fabiana, la giovanissima donna che in questi due giorni di interventi molti deputati e deputate hanno voluto onorare”. Il voto, infatti, arriva nel giorno dei funerali di Fabiana Luzzi, la sedicenne prima accoltellata e poi bruciata viva dal fidanzato 17enne a Corigliano Calabro, a cui ha preso parte anche il ministro per le Pari Opportunità Josefa Idem.

“ORA IL TESTO AL SENATO PER APPROVAZIONE DEFINITIVA” - Poi la presidente della Camera spiega l’iter che il provvedimento dovrà seguire. “Il voto di oggi – prosegue – è il raggiungimento di un primo, importante obiettivo. Ora il testo passa al Senato, dove ho fiducia che potrà contare su un’eguale attenzione. Si tratterà poi di varare la legge di attuazione della Convenzione che abbia lacopertura finanziaria necessaria per permettere la realizzazione dei concreti interventi di sostegno. Sono certa che il nostro Parlamento saprà continuare sulla strada oggi intrapresa. Così come spero che l’Italia possa assumere a livello internazionale un ruolo di traino – conclude Boldrini – verso quei Paesi, dell’Unione Europea o esterni ad essa, che non hanno ancora sottoscritto la Convenzione”.

LE REAZIONI - Grande soddisfazione è stata espressa anche dal ministro delle Pari opportunità Josefa Idem. “Con l’approvazione da parte della Camera dei deputati della Convenzione di Istanbul, il nostro Paese manda un segnale forte e deciso per contrastare il fenomeno del femminicidio e della violenza domestica“. Poi il ministro ha auspicato che il ddl di ratifica venga approvato “in tempi altrettanto rapidi anche da parte di Palazzo Madama“. Plausi arrivano anche dal ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge, che definisce il risultato “un voto che fa bene e che incoraggia”. Via twitter arriva anche il commento del presidente del Consiglio Enrico Letta: “Una buona notizia l’ok unanime alla Camera alla convenzione di Istanbul sul femminicidio“. “Una prova di maturità del sistema politico che fa ben sperare per il prosieguo dei lavori, di un messaggio chiaro di vicinanza alle vittime e di monito ai potenziali aggressori”, è il commento di Mara Carfagna, relatrice del provvedimento.

La Convenzione del consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne è stata siglata  nella città turca l’11 maggio del 2011.  Il testo interviene anche sullaviolenza domestica e rappresenta il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che mira a creare un quadro normativo completo a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza. Perché diventi operativa dovrà essere ratificata da almeno 10 Stati di cui 8 componenti del Consiglio d’Europa.

I PUNTI DELLA CONVENZIONE - La convenzione elenca, in 81 punti,  tutti i campi di intervento sottolineando che gli Stati dovranno adottare tutte le misure legislative e di altro tipo per esercitare la “debita diligenza nel prevenire, indagare, punire i responsabili e risarcire le vittime di atti di violenza commessi da soggetti non statali”.

La convenzione inoltre sollecita l’adozione di “politiche sensibili al genere” e spiega che la sua validità si applica “a tutte le forme di violenza contro le donne, compresa la violenza domestica che colpisce le donne in maniera sproporzionata”. Il fine è chiaro: sanzionare “tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, sia nella vita privata”.

Quindi contrasto ad ogni forma di violenza, fisica e psicologica sulle donne; dallo stupro allo stalking, dai matrimoni forzati alle mutilazioni genitali e impegno a tutti i livelli sulla prevenzione, eliminando al contempo ogni forma di discriminazione e promuovendo “la concreta parità tra i sessi, rafforzando l’autonomia e l’autodeterminazione delle donne“.

Tra gli obiettivi elencati dal Trattato anche quello di predisporre “un quadro globale di politiche e misure di protezione e di assistenza a favore di tutte le vittime di violenza contro le donne e di violenza domestica”; di “promuovere la cooperazione internazionale“; di “sostenere e assistere le organizzazioni e autorità incaricate dell’applicazione della legge in modo che possano collaborare efficacemente”.

I Paesi che sottoscrivono la Convenzione “adottano le misure legislative e di altro tipo necessarie per promuovere e tutelare il diritto di tutti gli individui, e segnatamente delle donne, di vivere liberi dalla violenza, sia nella vita pubblica che privata”, e “condannano ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne”, adottando misure legislative e di altro tipo necessarie per prevenirla, inserendo in Costituzione e negli altri ordinamenti il principio della parità tra i sessi, garantendo “l’effettiva applicazione del principio”, vietando la discriminazione nei confronti delle donne e abrogando le leggi e le pratiche che discriminano le donne. Le Nazioni che sottoscrivono il Trattato si impegnano inoltre a promuovere ed attuare “politiche efficaci volte a favorire la parità tra le donne e gli uomini e l’emancipazione e l’autodeterminazione delle donne”. Va inoltre sostenuto “a tutti i livelli” il lavoro delle Ong e delle donne e delle associazioni della società civile attive nella lotta alla violenza contro le donne.

Rimane aperta la questione degli stanziamenti per sostenere tutta la serie di interventi che la convenzione delinea. La legge di ratifica, infatti, sottolinea che “le misure amministrative necessarie all’attuazione e all’esecuzione della Convenzione sono assicurate con le risorse umane,strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente”. 

(…)

Il fatto quotidiano – 28 maggio 2013

 

 

 

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